Modello 231 nell’impresa agroalimentare: come aggiornarlo quando cambiano filiera, stabilimenti e mercati

Un’impresa agroalimentare può acquistare materie prime, trasformarle, confezionare i prodotti e distribuirli in Italia e all’estero. Ogni fase coinvolge persone, fornitori, procedure e controlli differenti. Quando l’organizzazione cresce, apre uno stabilimento o acquisisce una società, anche la mappa dei rischi può cambiare.

Per questo il Modello 231 dell’impresa agroalimentare deve descrivere come l’azienda opera oggi. Occorre individuare le attività nelle quali possono essere commessi i reati presupposto e prevedere controlli applicabili, documentati e verificabili.

Quando aggiornare il Modello 231

L’aggiornamento non dipende soltanto dalle novità legislative. Può diventare necessario anche dopo l’apertura di uno stabilimento, l’introduzione di nuove lavorazioni, un’acquisizione o una modifica delle responsabilità interne.

Il primo passo è confrontare il Modello vigente con i processi effettivi dell’impresa. Chi autorizza gli acquisti? Chi verifica le materie prime e le etichette? Come sono gestiti gli appaltatori? Quali anomalie vengono comunicate all’Organismo di Vigilanza?

Le risposte permettono di aggiornare la valutazione dei rischi e, solo dopo, i protocolli. Aggiungere al documento un elenco di nuovi reati, senza verificare i processi aziendali, non è sufficiente.

Filiera e società del gruppo

Produzione, confezionamento e distribuzione presentano rischi differenti. Cambiano anche i compiti delle società che appartengono allo stesso gruppo. Per questo i controlli devono essere coerenti con le attività e le responsabilità di ciascun ente.

Nei gruppi internazionali è inoltre necessario esaminare i rapporti tra società italiane ed estere, i flussi decisionali e la documentazione delle operazioni infragruppo. L’appartenenza al medesimo gruppo non sostituisce la valutazione del rischio riferita alla singola società.

Salute e sicurezza sul lavoro

Negli stabilimenti produttivi, la sicurezza dei lavoratori è un’area centrale della valutazione 231. Il Modello deve raccordarsi con il sistema di prevenzione previsto dal D.Lgs. 81/2008 e con i requisiti indicati dal suo art. 30.

La verifica riguarda, tra l’altro, l’uso dei macchinari, la manutenzione, la movimentazione, la formazione, le imprese appaltatrici e la gestione degli incidenti e dei quasi incidenti. Devono essere chiari i compiti e i poteri effettivi delle figure coinvolte nella prevenzione, così come le modalità con cui vengono registrate e corrette le anomalie.

Rischi ambientali

Le lavorazioni agroalimentari possono comportare la gestione di scarichi, acque di processo, rifiuti, imballaggi ed emissioni. I rischi ambientali vanno valutati per ciascun sito, tenendo conto delle attività svolte e delle autorizzazioni applicabili.

I protocolli dovrebbero stabilire chi controlla il rispetto delle prescrizioni, come vengono verificati i fornitori incaricati della gestione dei rifiuti e quali informazioni devono essere trasmesse all’Organismo di Vigilanza. Anche le modifiche normative in materia ambientale richiedono una verifica periodica dei controlli esistenti.

Sicurezza alimentare, tracciabilità e frodi commerciali

Il sistema HACCP è fondamentale per la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti, ma non esaurisce la valutazione dei rischi richiesta dal D.Lgs. 231/2001.

Origine e provenienza dei prodotti, denominazioni protette, caratteristiche dichiarate, etichette e documenti della filiera richiedono controlli specifici. Occorre distinguere le irregolarità amministrative e di qualità dalle condotte che possono integrare un reato presupposto. La verifica è particolarmente opportuna alla luce delle modifiche introdotte dalla legge n. 75/2026 in materia di frodi alimentari.

Reati tributari e operazioni infragruppo

Acquisti, fatturazione, magazzino e rapporti tra società del gruppo devono essere esaminati anche rispetto ai reati tributari previsti dall’art. 25-quinquiesdecies del Decreto 231.

Contano la tracciabilità delle operazioni, la corrispondenza tra contratti e fatture, le autorizzazioni interne e il coordinamento tra amministrazione, consulenti fiscali e organi di controllo. La soglia dei 10 milioni di euro prevista per alcune frodi IVA transfrontaliere non riguarda tutti i reati tributari rilevanti ai fini 231.

Contributi pubblici e fondi europei

Se l’impresa beneficia di contributi pubblici, i controlli devono accompagnare l’intero finanziamento: domanda, dichiarazioni, realizzazione del progetto, rendicontazione e utilizzo delle somme.

Il Modello dovrebbe individuare chi prepara i documenti, chi ne verifica la correttezza, chi ne autorizza l’invio e come vengono gestite eventuali modifiche al progetto finanziato.

Whistleblowing e Organismo di Vigilanza

Il canale di segnalazione deve essere accessibile ai soggetti che possono utilizzarlo e gestito nel rispetto della riservatezza e delle tutele previste dal D.Lgs. 24/2023.

L’impresa deve definire chi riceve le segnalazioni, come vengono affrontati gli eventuali conflitti di interessi e quali informazioni sono comunicate all’Organismo di Vigilanza. Quest’ultimo deve disporre dei flussi necessari per verificare che il Modello sia effettivamente applicato.

Cybersecurity e NIS 2

Produzione, tracciabilità e distribuzione dipendono sempre più dai sistemi informatici. Un incidente può interrompere l’attività o compromettere dati e registrazioni importanti per i controlli aziendali.

Per alcune imprese alimentari può inoltre trovare applicazione la disciplina NIS 2. La sua applicabilità e l’eventuale qualifica di soggetto essenziale o importante richiedono una verifica specifica. Anche il raccordo con il Modello 231 deve partire dai processi e dai reati presupposto concretamente pertinenti.

Un Modello che segue l’evoluzione dell’impresa

Un aggiornamento efficace parte dall’esame del Modello vigente, prosegue con l’analisi dei cambiamenti aziendali e normativi e coinvolge i responsabili delle attività interessate. La nuova mappa dei rischi guida poi la revisione dei protocolli, la formazione e il piano delle verifiche dell’Organismo di Vigilanza.

Per un’impresa agroalimentare, aggiornare il Modello 231 significa verificare che le regole scritte corrispondano ancora alle decisioni, alle attività e ai controlli di oggi. È questa corrispondenza che rende il Modello uno strumento concreto di prevenzione.

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